Via le impalcature, via i teli e la chiesa dell’Annunziata di Veroli, comunemente chiamata chiesa di Sant‘Agostino, è tornata al suo antico fulgore. E in sicurezza. Un’operazione complessa presa in carico dalla confraternita della Morte Carità ed Orazione e Pia Unione dell’Addolorata. Complessa sia dal punto di vista burocratico che economico. Ma niente e nessuno è riuscito ad impedire alla confraternita, che dal 1920 ha sede in questa ‘dimora’ che custodisce il venerato simulacro della Vergine Addolorata, di portare a termine i necessari lavoro di restauro e messa in sicurezza.
I lavori hanno riguardato principalmente il restauro conservativo della facciata principale che presentava diversi fenomeni di degrado anche a causa di infiltrazioni di acqua piovana. Alcuni elementi lapidei pericolanti sono stati messi in sicurezza e durante i lavori sono stati rimossi anche accumuli di depositi biologici tramite un accurato lavaggio delle superfici. Solo grazie all’interessamento del direttivo della confraternita della Morte Carità ed Orazione e Pia Unione dell’Addolorata è stato possibile il necessario restauro. Un interessamento che parte non solo dalla fede ma anche dall’amore per le proprie origini e la propria terra. Perchè la manutenzione di un bene comune va oltre ogni religione e ogni preghiera. C’è bisogno di menti che pensano e cuori che ardono. C’è bisogno di sentirsi comunità per trovare la forza ed il coraggio di agire, di reperire fondi attingendo soltanto alle misere somme delle quote annuali degli iscritti o attraverso l’organizzazione di eventi di beneficenza destinati appunto al restauro del luogo sacro. Orazioni sì, ma poche parole e tanti fatti hanno caratterizzato questa complessa operazione che ha riportato luce nel centro storico e riconsegnato dignità ad una parte di storia che secondo alcune autorevoli fonti, ha origini nel Trecento.
Abituati al male ed al brutto cui ci vizia ogni giorno la necrofilia dei media, abbiamo smesso di emozionarci per le storie meravigliose che sanno donarci le persone più umili. Eppure c’è ancora bene, interesse, sensibilità, generosità, operosità e amore che viaggiano attraverso le polveri sottili della storia quotidiana più sconosciuta. Sono quelle che tengono in vita l’universo, e noi come comunità, gli uni agli altri. Un restauro di un bene non è mai solo il restauro di un bene, ma fa discorsi più profondi che non hanno nulla a che vedere con l’apparire. Un doveroso e sentito grazie alla Confraternita dell’Addolorata.
Monia Lauroni