La grandezza assoluta delle cose fatte ‘in piccolo’, la fede nella Madre Dolorosa in epifania di emergenza. Ma è un’emergenza che non ha fermato i cuori dei verolani stamattina alle 5.30. La consueta processione dell’Addolorata quest’anno infatti non ha avuto nulla di consueto, più degli anni scorsi, quando il concetto di consuetudine si è comunque sperso nella immensa suggestione di un evento che tocca il cuore anche dei più scettici. Cose che accadono quando un virus tiene in riscatto il mondo, quando le regole degli uomini lo contrastano e la loro fede ne vanifica l’intenzione a imbarbarire gli usi. Una fede dispiegata con la razionalità di chi sa che Covid è Bestia infida, ma pulsante e viva. Una fede incanalata nel distanziamento ma lasciata libera nel suo spandersi nella luce tenue delle ore notturne erniche. La processione ha preso piede dalla chiesa di Sant’Agostino prima dell’alba, per giungere nella vicina concattedrale di Sant’Andrea Apostolo dove si svolgeranno durante la settimana i riti religiosi, con la statua che migliaia di fedeli verolani hanno avuto l’onore di sorreggere e condurre negli anni. Lo Stabat Mater si è fatto litania di speranza, ma anche di devota contemplazione del dolore come Concetto Assoluto. E, nei giorni bui in cui una madre in particolare, a pochi chilometri da Veroli, piange in terra per la barbarie che le ha portato via il figlio, il pianto della madre delle madri ha funto da speranza ad una vita rinnovata, una vita in cui possa esserci conforto per le brutture che essa ci riserva. E predisposizione alla gioia che comunque ci dà, anche quando tutto sembra perduto. Anche quando la gioia sembra non voler abitare più queste terre. Questa settimana Mariana – commenta il rettore Don Angelo Maria Oddi – sarà intesa come un percorso spirituale, sará preghiera e soprattutto ascolto. Una voce intima e delicatamente incensata della Madre e Maestra interiore, come amava definirla la nostra Madre Chiara De’ Felice. Ascoltare per lasciarci riumanizzare dalle sue parole che troveranno suono nella nostra anima. È con questo spirito che vi invitiamo a partecipare agli incontri serali organizzati per categorie di fedeli per garantire cosí piú intimità e sicurezza. Anche l’ascolto è preghiera, nel silenzio di cui oggi ne avvertiamo estremamente il bisogno”.
Monia Lauroni