Domani, giovedì Giovedì 25 novembre, alle ore 18.00, presso l’Auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Cesare Baronio”, in Via Ludovico Ariosto 1, a Sora, L’Università Popolare di Sora incontrerà il professor Federico Butera, per discutere con lui intorno ai limiti del pianeta, alla rottura dei cicli biogeochimici, alle scelte da compiere per non portare i sistemi naturali al punto di rottura e per mantenerci dentro la “zona di conforto”, che rende ancora possibile la vita sulla Terra. Occorre ripensare il rapporto uomo-natura, il modo di produrre e di consumare, l’impronta che lasciamo sui grandi sistemi e sui cicli naturali.
La giornata coincide con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e l’Università Popolare di Sora durante l’evento si vedrà impegnata su due fronti. In fondo non dobbiamo cambiare il mondo, ma il modo in cui stiamo al mondo.
Di seguito la nota a riguardo del Prof Gabriele De Ritis, presidente dell’Università Popolare sorana : “La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne vede l’Università popolare di Sora impegnata sul fronte della conoscenza scientifica della natura, che non è estranea ai temi che si dibattono oggi: la nostra missione, infatti, è tutta volta a ridefinire il rapporto dell’uomo con la natura, perché da esso dipende anche la natura del rapporto dell’uomo con l’uomo.
Il genere umano maschile manifesta nei confronti del genere umano femminile la stessa superba convinzione di superiorità che manifesta da secoli nei confronti della natura, rivelandosi spesso indifferente ai destini della natura come a quelli delle donne.
Solo educando i ragazzi che crescono al senso del limite, alla considerazione degli effetti che le azioni personali producono sull’ambiente circostante e sulle persone, si arriverà ad esprimere in tutte le età della vita una diversa idea delle donne, il senso del rispetto che è loro dovuto, il riconoscimento dei loro diritti, a partire da quelli delle ragazze che crescono.
Al di là delle personalità violente e dell’attitudine di alcuni alla violenza nei confronti delle donne, per i quali si richiedono altre risposte, è nella scuola e nella famiglia che i ragazzi respirano l’atmosfera che poi li plasma e li guida nelle loro azioni.
Nella stessa letteratura, per secoli, la rappresentazione della donna e le concezioni dell’amore hanno dato vita a modelli di comportamento che celebravano addirittura la superiorità della donna, per ritrovarla poi sottomessa alle logiche maschili del servizio, dell’arrendevolezza, dell’obbedienza, di un sentimento di minorità che le ha accompagnate per secoli.
Dopo cinquant’anni e più di lotte femminili per l’emancipazione e la parità dei diritti, non è stato sufficiente avere scritto nelle leggi quella parità, che avrebbe dovuto educare i maschi al riconoscimento della dignità delle donne: siamo ancora al cospetto di fenomeni quotidiani di una violenza che non accenna a diminuire e che ci stupisce, perché credevamo di essere cresciuti in civiltà, che al progresso materiale si fosse accompagnato un progresso spirituale che fosse espressione di un’umanità rinnovata nei sentimenti civili e negli affetti.
E’ nella forza del desiderio che si afferma l’energia spirituale dei singoli come la spinta capricciosa all’appropriazione, all’avida tendenza ad affermarsi a scapito del desiderio dell’altro.
Il rapporto uomo-donna è il terreno culturale in cui intervenire, per introdurre elementi di conoscenza, azioni educative che formino i maschi che crescono e le loro famiglie a un diverso linguaggio, a un diverso rapporto con la vita e con la sessualità, perché il desiderio maschile non danneggi il desiderio femminile.
C’è bisogno di educazione a tutte le età. Per questo, si diffondono le Università popolari. Noi dell’Università popolare di Sora siamo impegnati ad offrire conoscenza, apprendimenti, formazione umana che durino per tutta la vita.
I Corsi, i Seminari, i Laboratori che stanno per partire porteranno tutti l’impronta educativa del femminile, delle sue ragioni, della differenza, dell’istanza del desiderio femminile, che ha il diritto di esprimersi e di affermarsi in libertà, senza il timore che possa suscitare invidia e risentimento. Solo un’educazione di genere ci salverà dalla violenza di chi stenta a riconoscere i diritti degli altri.
L’avanzata sociale delle donne in tutti i campi è stata accompagnata a un mutamento antropologico dei maschi, che non teorizzano più e non rivendicano diritti in più, privilegi, improbabili primati: hanno imparato a consistere in pace accanto alle donne: sono nati di donna sia i ragazzi che le ragazze: dobbiamo fare in modo che tutti imparino a riconoscersi in una comunità di destino, in cui ci sia posto per tutti, perché oltre i generi prevalga la considerazione dei destini dei singoli, per salvarsi insieme.
Alle ragioni di un sistema economico che tende a perpetuare i vecchi modelli basati sulla competizione e l’indifferenza al destino di chi resta indietro dobbiamo opporre un’altra umanità, che si sappia pensare nei propri limiti, senza inorgoglire troppo dei propri successi”.