HOMEPAGE CULTURA Il patrizio Liberio nell'”antistoria” di Alatri

Il patrizio Liberio nell'”antistoria” di Alatri

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I popoli non amano tramandare ricordi sgradevoli e i potenti di ogni tempo usano la storia come consolazione per il presente e orientamento per il futuro.

Antistoria non significa denigrare il nostro popolo ma liberare il suo passato dai luoghi comuni, dalle “dimenticanze” e dalle falsità.

Il patrizio romano Liberio vive e opera tra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.C. Da poco Odoacre il barbaro ha deposto l’ultimo imperatore Romolo Augustolo, e non lo ha ucciso solo perché gli piaceva fisicamente.

A parte questa dimostrazione di buon “cuore”, Odoacre e i suoi hanno ucciso bruciato distrutto tutto il possibile.

Il nostro Liberio è stato sempre uomo di fiducia del barbaro sanguinario tanto che alla sua morte lo pianse come se fosse morta la propria madre.

Anche la Chiesa cominciava ad affermarsi e il patrizio romano assunse il tipico atteggiamento dell’italiano. Tra barbari e Chiesa, gli italici persero subito le caratteristiche a spada sguainata e petto in fuori dei romani e, altrettanto velocemente, acquisirono prerogative poco apprezzabili tipiche degli uomini di Chiesa, che dell’antico carattere latino avevano elaborato una versione originalissima: divennero prudenti, in apparenza pacifici, dissimulatori e soprattutto sottili, ambigui. Doppi, per l’appunto.

Il patrizio Liberio, mentre piange la morte dell’assassino ed usurpatore Odoacre, costruisce la Badia di S. Sebastiano e all’inizio del VI secolo la dona all’abate diacono Servando. Per questo la storia non può che ringraziarlo ma si tenga presente anche il suddetto, per la verità, per la conoscenza e la libertà di pensare ognuno con la propria testa.

Patrizio Minnucci