La Protezione Civile ha puntato ieri il dito sul personale medico e le nuove leve di comando dell’emergenza hanno assecondato la tesi, proprio non va. A replicare in scia a Caterina Pizzutelli, segretaria provinciale della Federazione Medici di Medicina Generale, profondamente risentito ed amareggiato dal quell’espressione offensiva e lontanissima dalla realtà c’è il Dottor Egidio Lombardi, medico, consigliere comunale a Veroli e ivi presidente della commissione Sanità della quale è anche delegato. Come stanno realmente le cose? “ Iniziamo subito col dire che ci vengono consegnate undici dosi di vaccino ogni 15 giorni – spiega Lombardi – Basterebbe questo a ribaltare le posizioni tra accusati ed accusatori. Io sono un medico, e come me tanti, tantissimi altri colleghi che da un anno hanno piegato la loro vita all’emergenza Covid. Non abbiamo più interazioni familiari, tempo a disposizione, attimi per respirare. Siamo in campo a 360 gradi ed è qui che vogliamo restare. E’ qui che ci troverete. Parlo per me, ma sono certo di dare voce a tanti dei miei colleghi che vivono la mia stessa situazione. Sentir parlare di fuga è inammissibile. Ho messo in campo tutte le energie di cui disponevo e seguiterò a farlo. Non vogliamo vaccinare? Diciamo le cose come stanno: non possiamo vaccinare perché il vaccino non arriva, e quello che arriva non basta. Io sono disponibile a vaccinare via via tutti gli aventi diritto h 24 e in qualsiasi luogo, anche nelle piazze se ne avessi la possibilità. Troverei una squadra che abbia la mia stessa volontà, e ce ne sono di medici ed infermieri che la pensano come me, ma il problema è che non ci mettono in condizioni di farlo. Ognuno si assuma le proprie responsabilità prima di parlare o di far parlare. Giudicateci dopo averci messo a disposizione i vaccini necessari. Mi sento costernato, estremamente offeso e anche sorpreso. La situazione vaccinale è sotto gli occhi di tutti, ma si è trovato comunque il coraggio di puntare il dito su chi da oltre un anno sta combattendo una battaglia senza armi. Un esame di coscienza sarebbe già sufficiente a far ritrattare tali assurdità. Mi assumo tutta la responsabilità di quello che dico. Non siamo noi medici a fuggire, ma le parole dei Golia che non trovano altri modi per sotterrare sotto le infamie, una realtà scomoda che non piace sentire a nessuno”.
Monia Lauroni