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LA PACE DI CEPRANO E SAN GERMANO TRA FEDERICO II E GREGORIO IX

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Papa Gregorio IX, parente del predecessore Innocenzo III dei conti di Segni, scomunicò l’imperatore Federico II di Svevia perché questi si era rifiutato di partire per la crociata. L’imperatore rispose con una vera e propria guerra di conquista dei territori pontifici, difesi anche dal nostro Alessandro l’Alatrino come ci racconta lo storico don Giuseppe Capone. La situazione bellica si faceva sempre più incandescente anche e soprattutto ai confini tra lo stato pontificio e il regno di Federico, la nostra bella Ciociaria. Fortunatamente si decise di porre fine alle ostilità con accordi stipulati a San Germano e Ceprano. Questi patti di pace vengono dai più giudicati un clamoroso infortunio dell’imperatore svevo, incapace di sfruttare appieno la posizione di vantaggio acquisita fino a quel momento della guerra. Viceversa la sottomissione di Federico era calcolata. Egli si rendeva conto che la scomunica, ad onta della vittoria, costituiva un ingombro non indifferente, uno strumento di propaganda in mano ai suoi nemici: essendo cristiano, doveva essergli odiosa la prospettiva di restare in quello stato. L’imperatore uscì dai negoziati senza nulla aver perso in Germania e in Sicilia, rigettando di fatto le obiezioni essenziali di Gregorio ad un suo eccessivo accumulo di potere. Ben sapendo quanto fosse opportuno concedere l’onore delle armi al papa, Federico non si curò affatto della reazione dei contemporanei che lo criticarono per aver concesso molto in cambio di poco. Sintantochè Gregorio si fosse adattato a quella finzione, la pace avrebbe potuto durare. I trattati di San Germano e Ceprano celebrarono la sagacia politica di Federico, il quale, per la seconda volta in due anni, aveva fatto sfoggio di abilità diplomatica. Anche con il sultano arabo al-Kamil aveva dato prova di saper temporeggiare, insistere e attendere. L’epilogo si ebbe nel settembre 1230, ad Anagni, dove Federico e Gregorio si riconciliarono.

Patrizio Minnucci