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Il Miserere di Alatri tra storia e aneddoti. Don Giuseppe Capone diceva: “E’ un canto lento ed accorato. Bellissimo!”

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Anche per quest’anno, Alatri si prepara a vivere un delle più grandi manifestazioni dell’anno: Il Venerdì Santo. Nella cittadina alatrense l’evento religioso viene anche denominato come il “giorno più atteso dell’anno”.

Alatri vanta da sempre una tradizione centenaria e una devozione verso la processione del Venerdì Santo che si riflette nel dramma liturgico della Passione di Cristo che è rituale molto sentito dall’intera cittadinanza.

Da diversi anni i quadri commemorativi sfilano tra i borghi della città e tra la folla gremita che è sempre più emozionata mentre assiste alla rievocazione. Tra i cavalieri ed i soldati romani lo spettacolo si conclude poi con la rappresentazione della crocefissione di Gesù Cristo.

Ad accompagnare la processione durante il suo tragitto c’è poi un cantico antico denominato “Miserere” ed è proprio da qui che inizia il nostro viaggio nel raccontare la storia di questo antico e sentitissimo canto. Il canto del Miserere fa da sfondo a numerose celebrazioni del periodo pre-pasquale, in particolare viene spesso cantato durante le processioni che si svolgono proprio nel Venerdì Santo.

Ad Alatri i cori composti da decine di persone di ogni età e ceto sociale sono due: quello del “Rione Scurano” il più antico e più sentito dalla popolazione, e quello formatosi pochi anni fa ed intitolato a “Pietro Ambrogi” con il coro che da poco più di un ventennio ha ricostruito il gruppo che durante la rappresentazione storia di Gesù rappresentava il “Rione di San Silvestro”.

Il compianto Don Giuseppe Capone amava definire così il cantico del Miserere in una delle sue più brillanti definizioni sul tema: “Sembrano derivare dalle sacre rappresentazioni le melodie del salmo “Miserere mei Deus”, gruppi di uomini di due rioni diversi della città che cantano durante la manifestazione in modo popolare, lontano da ogni tecnica corale e con grande lentezza. Si tratta di bellissime melodie dal sapore antico. Così come antica è la melodia dello “Stabat Mater”, che si alterna al “Miserere”. Un canto lento ed accorato che si regge soltanto su cinque note. Si tratta di melodie di chiaro sapore antico, ornate di mielismi risalenti alle musiche bizantine”.

Non è dato sapere ancora adesso come siano arrivate fino a qui, ma ad Alatri, un tempo, i bizantini ebbero una forte influenza culturale sulla popolazione e questa forse è la definitiva soluzione all’origine dei canti del “Miserere”. Pioniere indiscusso del Miserere “Scurano” di Alatri è stato senza nessun dubbio Nando Uspini, vera voce guida per tanti, tantissimi ragazzi che ora stanno tramandando le sue gesta e le sue volontà attraverso questi canti storici e antichi. Negli anni scorsi sui cori storici del Venerdi Santo di Alatri si raccontano numerosi aneddoti: uno dei più belli e curiosi è la storia del bottaio Righetto. Il giovedì santo giorno della vigilia della processione i Carabinieri lo trovarono ubriaco e recidivo. Righetto era il capo coro del gruppo delle “Piagge” e con il compito importante di guidare le voci del suo coro il giorno della rappresentazione storica. Quella sera però il maresciallo dei Carabinieri gli negò il permesso di partecipare all’attesa processione permettendogli soltanto di poterla osservare dalla finestrella della sua cella in carcere. Righetto accettata la decisione a malincuore non si diede per vinto e da dietro le sbarre, con grande commozione, riuscì lo stesso a guidare il suo coro con la sua inimitabile voce. Quella sera tutta la processione si fermò ad osservare e ad ascoltare questo evento storico ed irripetibile. Andò in scena una delle più belle rappresentazioni storiche del Miserere di Alatri e questo da anni non fa che accrescere in città l’attesa per le note liturgiche a cui la gente è molto legata da centinaia di anni.

Articolo a cura di Massimo Papitto