HOMEPAGE CRONACA Cassino, pubblica foto di un minore: condannato

Cassino, pubblica foto di un minore: condannato

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 Scaricare e pubblicare la foto di un minore, anche se presente con un proprio profilo su Facebook, in risposta a un commento, viola il diritto all’immagine. Lo sa bene un uomo di Cassino che, recentemente, è stato condannato a risarcire i genitori di un sedicenne tirato in ballo in una discussione sul noto social network.
La vicenda finita all’attenzione del Giudice di Pace del Tribunale di Cassino risale allo scorso anno, quando su un gruppo pubblico, dopo la condivisione da parte di una terza persona di un link che riportava la notizia di un fatto di cronaca, si scatena una discussione nella quale entrano in ballo l’uomo e il minorenne. In un commento l’adulto posta anche la foto del ragazzo, presa dal suo profilo, invitandolo a rivedere la sua posizione. Una pubblicazione che subito viene contestata dalla famiglia del minorenne. Qualche settimana dopo, tramite l’avvocato Giuseppe Di Mascio, la madre del ragazzo attiva l’azione di risarcimento, civilistico, del presunto danno subito dalla pubblicazione della foto senza autorizzazione. Viene istruita la causa e, poi c’è stata la sentenza.L’uomo è stato condannato a ri- sarcire con 1750 euro la famiglia del ragazzo, gli sono state, inoltre, addebitate le spese di lite per 1040 euro e l’onorario al legale per 1000 euro. La domanda di risarcimento del danno è stata accolta per la sola violazione dell’articolo 10 del codice civile che garantisce il diritto all’immagine. Per pubblicare la foto di un minore, anche se presente su Facebook, occorre l’autorizzazione dei genitori. Le 1750 euro sono state calcolate secondo la libera discrezionalità dal giudice, il quale ha rigettato, invece, la richiesta di risarcimento del danno morale e materiale. La sentenza è di primo grado, ovviamente, è impugnabile, ed è quello che, con ogni probabili-tà farà la difesa dell’uomo. Si tratta, tuttavia, di una prima importante sentenza in matetia di diritto all’immagine che viene pronunciata dal Tribun le di Cassino.

I casi di diffamazione 2.0, ossia riguardanti i social network, sono sempre più diffusi. La giu- risprudenza ha equiparato un post o un commento lasciato sui social alla diffamazione ag- gravata a mezzo stampa, vale a dire divulgabile a una moltitu- dine di persone. La pena pecu- niaria non è inferiore ai 516 eu- ro, con la reclusione dai 6 mesi ai 3 anni. In pratica chi offende una terza persona scrivendo post offensivi rischia la condanna, rischia il concorso nel reato di diffamazione a mezzo stampa anche chi clicca il pollice e lascia un like al post.

pm