C’era una volta un palazzo di neve… Potrebbe iniziare così qualsiasi racconto, titolarsi così qualunque dipinto di un qualunque artista che fa del dominio cromatico il proprio punto di esistenza. Un suggerimento dal bianco della neve che ben si accorda con la meraviglia mai scontata di una castello di nuvola e zucchero filato. L’antico castello di Campocatino oggi pare uscire direttamente dai racconti di Natale di Dickens o dalle favole norrene dove gli eroi ridanno speranza al mondo. Bianco nel bianco, come il sorriso di un bambino, il presagio di cose a lieto fine. La neve ed il silenzio che impone, Il candore sul tetto della terra. La metamorfosi che avviene in silenzio. Il bacio dolce della natura sulle nostre vite stropicciate. E tutto si fa lento, sinuoso, elegante, delicato. E quando accade anche questo tempo deforme trattiene il respiro e ci lascia per un momento sognare. Neve che riporta ad altre nevi, ad altri sguardi, ad altre vite, a tutti gli inverni, a tutte le età che abbiamo attraversato, alla prima volta che abbiamo affondato le nostre piccole mani nel bianco. Ma è sempre così necessario occuparsi del futuro, di un tempo di fatto inesistente? Riempiamo il cuore di questo spettacolo che sottrarre parole, aggiunge pause. Con la grazia di un passo di danza con cui i fiocchi si posano sulle nostre vite e quella capacità di stendere un velo di bellezza su tutte le cose.
Monia Lauroni