È morto il 1 febbraio 2009 a Roma Antonio Spinosa, giornalista e storico. Era nato a Ceprano in cui tornava puntualmente per presentare i suoi preziosissimi libri. Prima di questo mestiere, la storia, che amava profondamente aveva ricoperto incarichi di direttore in importanti testate come il “Nuovo Roma” e la “Gazzetta del Mezzogiorno”. Le collaborazioni con il Corriere della Sera e Il Giornale fino alla direzione di Videosapere (attuale Rai Educational).
Ci piace ricordare soprattutto i suoi libri di storia, scritti con linguaggio semplice e accessibile, antitetico all’accademismo apocrifo e manieristico degli storici e di tutti i critici. I suoi libri sono moltissimi e non possiamo citarli tutti. Le tre epoche che prediligeva erano l’Antica Roma di cui ricordiamo “Augusto”, “Cesare”, “Tiberio”, “La grande storia di Roma”; il Risorgimento che lo ha ispirato a scrivere “Murat”, “Paolina Bonaparte”, “Italiane. Il lato segreto del Risorgimento”; il Novecento con “I figli del Duce”, “D’Annunzio”, “Vittorio Emanuele III”, “Pio XII”, “Hitler”, “Salò”, “Edda”, “L’Italia liberata”.
In tutte le opere inseriva fatti, luoghi e personaggi della Ciociaria con estrema semplicità e disinvoltura, tanto da diventare una vera e propria fonte per tutti coloro avessero interesse per gli eventi, le curiosità e gli aneddotti più segreti della nostra terra.
La forsennata e scomposta ira degli accademici alle opere divulgative di Spinosa è stata sempre ripagata al nostro dagli amanti veraci della storia, gente comune che leggeva e legge le sue opere magistrali documentate incisive. Ed ecco i premi prestigiosi che Spinosa incassa compiaciuto, con buona pace degli specialisti: il Premio Estense, il Saint-Vincent e il Bancarella, arrivando in finale persino allo Strega con “Piccoli sguardi”.
Rileggerlo sarebbe d’uopo; ne assicuro la bellezza letteraria e il sapiente divertimento.
Patrizio Minnucci