Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio il Grande, Sant’Antonio d’Egitto, Sant’Antonio l’Anacoreta, Sant’Antonio dello Foco, Sant’Antonio dello Deserto e degli animali. Nel rinnovare riti secolari e gesti ancestrali, capita che a volte ci si chieda in che modo quel messaggio del santo anacoreta sia ancora attuale, come si declini oggi, e come si possa arrivare ancora forte e chiaro agli occhi alla mente e al cuore delle persone. Ed è proprio interpretando e rinnovando quel messaggio di amore universale e condivisione con ogni creatura, al termine della Santa Messa verranno benedetti i nostri amici animali. Anticamente la sera del 17 gennaio, nelle campagne verolane si accendevano dei falò che simboleggiavano la volontà di abbandonare tutto ciò che apparteneva ai mesi passati e di rinnovarsi a partire dal primo mese del nuovo anno. Questo genere di riti in onore di Sant’Antonio, si sono persi definitivamente con il passare degli anni, come è scomparsa la superstizione che la stessa notte gli animali avessero facoltà di parola. In passato, durante la notte degli animali parlanti, i contadini del territorio verolano si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio. Simpatica e diffusissima una canzoncina popolare in dialetto verolano “ Le tentazioni di Sant’Antonio” dal leggero tono irriverente ispirata alle tentazioni demoniache subite dal santo. “…Sant’Antogno allu deserto rappezzeva a filu e ago e lu diavolo pe’ dispetto ce spezzeva filo e ago. Sant’Antogno forbiciono locco locco lo fece cappono”. Benedette siano le immagini vere, delle piccole cose lontane. Per ritrovare più di quanto è andato perduto. Per quanto sia antica la storia del sole che succede alla notte, è un’antica “tradizione”, tenerla in vita fa sì che tutto, ogni giorno ricominci.
Monia Lauroni